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Paulilatino (OR)

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nuraghe presso Santa CristinaPaulilatino (2400 abit.) si trova una decina di km a nord di Zerfaliu, ai piedi dell'altipiano di Abbasanta, presso una palude prosciugata nel 1827 (di qui il nome del paese) (1). Il paese è noto soprattutto per il pozzo ed il complesso nuragico di Santa Cristina, distante, in linea d'aria, circa 4,5 km dal nuraghe 'e mesu di Zerfaliu, l'unico ben conservato del paese.
Il pozzo di Santa Cristina, risalente al X sec. a.C., è ad apertura trapezioidale. All'interno, un'ampia scalinata conduce alla falda. La muratura è in pietre basaltiche squadrate e incastrate senza l'uso di malta. Della struttura esterna, che sovrastava il pozzo similmente a Su Tempiesu di Orune, sono rimaste solo le basi. A breve distanza si trova la cosiddetta capanna delle riunioni. Ha forma circolare, con un diametro di 10 m, e un sedile che corre lungo la circonferenza. nei dintorni le numerose capanne, delle quali rimangono solo le basi. Poco più a sud fu edificata in età cristiana la chiesa di Santa Cristina. In origine sotto la giurisdizione del monastero di Bonarcado, nel 1914 è stata attribuita alla parrocchia di Paulilatino, con l'impegno da parte dei paulesi di edificare un'identica chiesa a Bonarcado. La chiesa è circondata dalle casupole tipiche dei novenari, le cumbessias. La festa si svolge la seconda domenica di maggio.
Santuario di Santa CristinaUn centinaio di metri più a sud si trova un altro complesso, con un semplice nuraghe monotorre e misteriose capanne allungate, forse di età romana.
Di notevole interesse anche gli oltre 100 nuraghi del territorio comunale, tra i quali il più importante è il nuraghe Lugherras, a ovest dell'abitato. Si tratta di un nuraghe polilobato, ossia costituito da un bastione di più torri collegate che circondano il nuraghe monotorre originario. Nel caso specifico le torri sono quattro, contro le tre del non lonta nuraghe Losa di Abbasanta. Il sistema di fortificazione è completato da un antemurale, munito anch'esso di quattro torri. In età punico-romana il nuraghe fu in parte smantellato e trasformato in santuario pagano.
Notevole anche il nuraghe Atzara, un nuraghe trilobato, in origine analogo, per dimensioni, al nuraghe Losa di Abbastanta. Nonostante il consistente crollo, dalla sommità del mastio si domina ancora una vasta area, tanto da scorgere tutti i paesi della zona, compreso Zerfaliu. A ovest del paese si possono invece ammirare le tombe dei giganti di Goronna. La principale presenta una lunghezza complessiva di 24,6 metri, con un corridoio di 18 metri. La forma è quella tipica a testa di toro già descritta per la tomba dei giganti di Zerfaliu, con dimensioni doppie rispetto a quest'ultima.

Le chiese

Paulilatino - campanilePassando alle chiese, la parrocchiale è intitolata a San Teodoro Martire. Se ne ha notizia fin dal 1342, quando il rettore Giovanni Capra versa al vescovo di Santa Giusta lire XXV di alfonsini. L'impianto attuale risale però al XVI secolo. L'originaria volta a capriata è stata sostituita nel 1816 con una copertura di mattoni.
Il campanile risale anch'esso al XVI sec, così come la Chiesa di San Giovanni (chiesa delle anime). L'edificio sorge nelle vicinanze della parrocchiale, subito dopo un cortiletto. La chiesa presenta un'unica navata, con pavimentazione in pietra basaltica. Il tetto presenta una semplice travatura in legno.
La chiesa della Madonna d'Itria è invece del XVIII sec. anche se l'impianto originario era certamente più antico. Sotto gli intonaci sono stati rinvenuti degli affreschi, specie nell'abisde.
Al centro del paese si trova la chiesa di Santa Maria, costruita nel XVII sec. ed ampliata nel XIX. Infine la chiesa di San Sebastiano, del XVI sec., è collocata presso l'attuale cimitero.

La curiosità

Il tipico soprannome dei paulesi, "Pranta ferru" (o prantaferru), sembra da ricollegare alla zona della palude. L'ing. Carlo Davis, il quale nel 1826 aveva prosciugato la palude, in cambio aveva ottenuto l'usufrutto per 16 anni dello stesso terreno. Mancando nella palude alberi e rocce, fece piantare dei pali di ferro, per consentire alle mucche di liberarsi dai parassiti. Così i passeggeri del treno, che passa proprio in mezzo alla bonifica, vedendo i pali credevano che si trattasse di una piantagione di ferro, frutto della pazzia umana.

(1) Il Casalis rileva che si tratta della prima grande bonifica della Sardegna: v. Angius-Casalis, voce Pauli Latino, in Dizionario Geografico della Sardegna, 1837


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